ieri, 3 maggio 201,  il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ex Procuratore Anti mafia, in una intervista rilasciata a SkyTG24 (http://video.sky.it/news/politica/grasso_a_skytg24_serve_rapidita_nelle_leggi_per_il_lavoro/v158172.vid) conferma, come molti politici,  di aver poco chiaro cosa sia Internet ed il web. Prima parla di difficoltà a tracciare azioni criminali effettaute da server dislocati in paesi ostili,  di una globalizzazione che non consente il perseguimento dei reati e poi, come se avessa cancellato tutto quello che di sensato aveva detto prima, afferma:  "Si devono avere delle leggi che colpiscano i reati commessi attraverso il Web, di qualsiasi tipo: dall’insulto alla minaccia, dall’ingiuria alle cose anche più gravi. Però occorre che ci sia una legge nazionale, ma soprattutto una volontà internazionale" .   Secondo il Preseidente Grasso, ex-Procuratore Nazionale Antimafia, il Web necessita di interventi ad hoc che colpiscano chi insulta, minaccia o altro ancora. Rimane da capire, quindi, perché leggi di questo tipo non possano essere già regolarmente applicabili al Web così come del resto già accade,  naturalmente con i limiti di appliabilità che derivano dal fatto che   Internet,  è al di fuori di ogni confine geografico o politico. Leggi ad hoc non possono certo andare a normare la transnazionalità di reati che si sono compiuti con rinterzi o rinquarti di paesi che non hanno accordi di collaborazione. Un discorso diverso sarebbe quello di definire a livello mondiale, in una sede come ONU o G20, un protocollo comune di collaborazione e di gestione delle evidenze forensi di un illecito o reato informatoco o digitale. Questo sarebbe veramente importante e sarebbe un primo passo per superare i problemi di transnazionalità di illeciti e rati digitali.