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Quando la Banca ti clona il Bancomat PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Fiorenzi   
Venerdì 20 Agosto 2010 21:18

Qualche giorno fa, si è rotto il parte il mi bancomat e ho pensato di andare in filiale chiedere la sostituzione.

Del resto mi era già capitato qualche anno fa. Allora mi diedero una nuova tessera bancomat e un nuovo pin e mi ritirarono la vecchia tessera.

Questa volta la cosa è stata diversa: infatti in filiale non mi hanno dato un nuovo bancomat con un nuovo pin ma hanno fatto richiesta di un duplicato che è arrivato qualche giorno dopo. Un duplicato del bancomat originale con lo stesso pin; oserei dire che la banca ha clonato il mio bancomat...

Onestamente, anche se era più scomodo avere un nuovo bancomat e un nuovo pin; l'utente  aveva una maggiore sensazione di sicurezza quando si sentiva dire che "non era possibile avere un duplicato"....

E se un dipendente infedele della banca, di un service, o uno dei tanti consulenti di cui la banca si avvale, fosse in grado di ottenere un duplicato del bancomat di un facoltoso cliente.....

Io penso che era meglio quando di un bancomat ci poteva essere un solo ed unico esemplare....

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Agosto 2010 21:56
 
Open space insecurity PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Fiorenzi   
Giovedì 18 Febbraio 2010 08:52

Ricordate gli uffici degli anni 80, quelli con i terminali grandi come un televisore, con i fosfori verdi e uffici di 5 o 6 persone, che quando ci si chiudeva dentro fuori non sentivano niente?

Qualcuno dirà che erano altri tempi, qualcun'altro dirà anche che sono tempi passati ma personalmente credo che quell'era fosse una bella era. Certamente lavorare in ufficio allora significava fare un lavoro importante e delicato, l'etica lavorativa di quei tempi e forse anche quei fosfori verdi imponevano una certa soggezione e rispetto del lavoro e di tutto quello che trattava. Se un operatore aveva bisogno di una utenza e password per accedere ad una sezione del mainframe, non pensava certo di chiederla a gran voce ai colleghi. Con gli anni ì'90 e l'arrivo dei personal computer le cose sono cambiate molto nelle aziende. Sono spariti gli uffici classici a vantaggio di quelli sempre più aperti, gli open space e i computer sono diventati sempre più di uso familiari, il vecchio terminale non impone più il rispetto e il timore che imponeva una volta. con questo se n'è andata anche l'etica al lavoro e può capitare ad un consulente di ascoltare in un open space di programmatori e sistemisti diverse username e password per accedere ai sistemi... ma tanto l'azienda ha firewall, antivirus, ips, etc... che proteggono l'azienda.... si proteggono l'azienda dalla tecnologia non dalla stupidità. Questa è forse la sfida più difficile per chi si occupa di sicurezza informatica, far comprendere che i dati che i propri colleghi trattano sono preziosi, che le username e password non si urlano tanto meno in un openspace. forse tornare ai vecchi uffici di poche persone e ben chiusi potrebbe aiutare? forse ma non basta.

 
Phishing su TIM... cambia il target dei phisher PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Fiorenzi   
Martedì 16 Febbraio 2010 20:48

 

Ultimo aggiornamento Martedì 16 Febbraio 2010 21:09
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Blackberry.... o black death PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Fiorenzi   
Martedì 19 Gennaio 2010 09:54

Il Blackberry  è certamente il gioiello tecnologico del 2009.Non c'è dirigente che non lo abbia e sopratutto non c'è azienda che non lo conceda ai propri direttori.

Con blackberry vai su internet, scarichi la posta, ti guardi l'ultimo report excell sulle vendite o ti leggi il report word delle linee di produzione, tieni aggiornato facebook e navighi tranquillamente su tutta internet... da uno strumento che è molto simile ad un cellulare ma che è qualcosa di più complesso.

Se il trend dei furti aziendali fino a qualche anno fa' indicava i portatili come un obiettivo strategico, oggi sicuramente diventa più appetibile un blackberry.

La somiglianza troppo stretta ad un celluare crea un falso senso di sicurezza; ognuno lo ha sempre con se, non lo abbandona mai da qualche parte e comunque c'è sempre un pin per accedere.... Putroppo questo falso senso di sicurezza fa si che all'interno di questi gioielli ci siano tanti dati importanti.

Rubare un blackberry è molto più facile di rubare un portatile, è come rubare un portafoglio e ci sono generazioni di ladri specializzati....

credo che questo sarà uno delle evoluzioni del furto di dati che ci aspetta per questo 2010.

 
Carta virtuale... furto reale PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Fiorenzi   
Giovedì 14 Gennaio 2010 20:23

C'è bisogno di spingere i consumi, dare sicurezza agli utenti e quindi cosa potevano inventare le banche? la carta virtuale.

Il meccanismo è semplice, con una carta prepagata si possono generare un numero considerevole di carte virtuali valide fino alla data che vogliamo noi e accettate sui circuiti visa.

La possibilità di generare tante carte virtuali usa e getta da certo una bella sensazione di sicurezza, di inattaccabilità dei propri soldi: "questa volta sono sicuro! non mi fregano, genero una carta che scade fra 3 ore, così non mi potranno più prosciugare il conto o la carta".

 Peccato che la carta virtuale si appoggi su conto vero o sulla carta vera contro la quale si fa phishing si scatenano keylogger e worm vari fino ad entrare in possesso dei dati di accesso a questa carta.

A questo punto il gioco è ancora più terribile! qualcuno potrebbe usare illegalmente la carta lasciando poche tracce e molto disperse.... le carte generate sono virtuali.... e qui diventa duro il lavoro di chi fa indagini.

 
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